• "Poeti e mercenarismo".
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• "Poeti e mercenarismo".
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mimino02
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2008-02-17 11:25
La scolarizzazione di massa, internet e l'amplificazione della soggettività hanno, a mio modestissimo avviso, creato false speranze e difficili possibilità di qualificazioni. Basta entrare in un qualsiasi sito di poesia, registrarsi e scrivere qualsiasi cosa(dallo sfogo sentimentale, al litigio familiare, al sogno) che istantaneamente sarà definita POESIA. Si aprono discussioni, dibattiti e tutti ci scopriamo non solo poeti ma anche critici letterari, dando i nostri consigli su cosa andava evitato, su ciò che andava scritto e più siamo convinti del nostro essere poeti più scioriniamo paroloni e giudizi.
Ancora. Le case editrici che propongono una pubblicazione sono talmente tante che quasi ci confondono. Dicono che il nostro manoscritto è pronto per la pubblicazione, che la nostra "parola" è sublime, incanta;l'io lirico ha una sua essenza , una sua voce,un'appeal che può interessare il grande pubblico. A questo punto il problema è solo uno:scegliere la casa editrice più rinomata e qualificata e che chiede un minor acquisto di copie( si va dai 360 ai 1800 euro). Mancano -o ne sconosco l'esistenza- i grandi centri di cultura di una volta, le riviste(Quelle di oggi girano sempre intorno alle stesse cose:promozioni delle opere dei nuovi poeti ,proposte di pubblicazioni, concorsi). In questi giochi son caduto anche io. E me ne vergogno. La domanda è questa: la poesia, al di là dei pochi circuiti veramente spacializzati, è divenuta una valvola di sfoga ed esprime in maniera sempre più prosastica e democratica(Montale docet) l'io. Come dovrebbe fare un vero giovane "poeta"a differenziarsi dalla fiumana di "poetucci della domenica", a far sentire la propria voce e disperazione senza cadere nel peccato della prostituzione e senza improvvisarsi baraccone della televisione? perchè-diciamoci la verità fuori dai denti-le grandi case editrici nemmeno la aprono la busta di uno sconosciuto e quindi l'unica alternativa mi sa che resta quella della pubblicazione mercenaria. In fondo anche un Moravia e uno Svevo mi pare che abbiano iniziato con l'autoproduzione...poi se c'è talento qualcuno ti noterà. Professore Luperini lei cosa ne pensa?giacomo |
mimino02
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• Re: "Poeti e mercenarismo".
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slaporta
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2008-02-18 22:18
La descrizione fatta da Giacomo corrisponde in buona misura alla realtà. Nel mio blog (www. luperini,palumboeditore.it) sta per apparire una nota sul problema editoriale riguardante la narrativa ma in parte applicabile anche alla poesia. In questo secondo campo però è assai diffusa la pubblicazione a pagamento, su cui prospera un certo numero di case editrici piccole e medie (le grandi in genere non pubblicano poesie a pagamento), che sfruttano le ambizioni e le frustrazioni degli autori, promettendo successo e diffusione (che immancabilmente non ci saranno). Bisogna tuttavia distinguere: alcune case editrici piccole e medie (poche) sono anche dotate di un certo prestigio e chiedono un contributo alla stampa solo da parte degli autori ancora sconosciuti o comunque non storicizzati, i libri dei quali dono destinati presumibilmente a restare invenduti con conseguenti perda finanziara per l'editore. Le più, invece, sono prive di qualsiasi prestigio e anzi pubblicare con loro è, o dovrebbe essere, un marchio di disonore.Sapersi orizzontare in questo campo non è facile; ma fa fede, in genere, il nome del direttore della collana. Se si tratta di un critico o di uno scrittore noti, ci si può fidare; se il nome manca o è quello di uno sconosciuto, meglio non farsi prendere per il naso e rinunciare alla pubblicazione. La cosa migliore sarebbe rinunciare a pubblicare subito il "libro di poesia" e uscire invece su riviste specializzate. Ma - qui ha ragione Giacomo di nuovo - un tempo queste erano numerose e autorevoli; oggi invece sono assai scarse e spesso di limitato prestigio. Ne indico qui due utilizzabili, "Poesia" e "L'immaginazione"; ma ne esistono altre tre o quattro di un certo rilievo. Quanto alle grandi case editrici, esse pubblicano solo molto raramente autori nuovi e sconosciuti; preferiscono quelli già affermati, perché da un libro di poesia contemporanea non si ricavano profitti di rilievo (un grande poeta oggi vende sì e no duemila copie di un proprio libro) e dunque esso viene stampato solo come fiore all'occhiello, o segno di distinzione, della casa editrice stessa. Purtroppo l'Italia è un paese dove tutti scrivono poesie e moltissimi le pubblicano, ahimé, a loro spese; ma nessuno, o quasi, legge la poesia (cosicché il livello della maggior parte di questi poeti "ruspanti", che non leggono la poesia contemporanea e dunque sono impreparati tecnicamente e culturalmente, è di necessità assai basso). Come si vede, è una situazione non facile per un giovane autore che vuole affermarsi. Unico aspetto positivo: mentre il mercato gonfia di estrogeni la narrativa, che procura agli editori larghi profitti, lascia in disparte la poesia, che ne viene solo lambita, dato la sua scarsa attrattiva economica. Di conseguenza la poesia è meno vincolata da interessi eteronomi e, nel caso dei poeti che riescono ad affermarsi, raggiunge risultati artistici più elevati rispetto alla narrativa, assai più inquinata dalle esigenze di mercato (e per questo punto rimando alla mia nota sul blog inizialmente citato).
Romano Luperini
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slaporta
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