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 • Letteratura e lettura

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 • Letteratura e lettura:se un insegnante si fa portavoce del postmoderno, alimenta il senso di vuoto e di pessimismo che aleggia sui suoi alunni?

Inviata da ggullotta il 2007-10-07 22:41
Gentile Prof. Luperini,
colgo l'occasione di questo forum per sentirmi ancora l'alunna che parla con il professore con cui, anche se a distanza e con la mediazione della pagina scritta, si è formata negli anni universitari. Quello dell'alunno è un bellissimo status vivendi che si apprezza soprattutto con la nostalgia, specie poi quando sei tu dietro la cattedra e ti sembrano così consolanti quei tempi in cui qualcuno ti forniva risposte, certezze (e se eri fortunata - ed io lo sono stata - anche qualche dubbio), che magari li per lì rifiutavi, ma intanto c'erano. Il lavoro dell'insegnante è molto difficile specie in un'epoca così problematica e confusa, quale è quella che stiamo vivendo. Sì,è vero, tutte le epoche hanno avuto una buona dose di problematicità e confusione che magari a distanza di tempo si stemperano nella distanziazione storica, forse. Ma un conto è studiare il passato, un altro è vivere il presente. Ecco perché spesso entro in crisi non solo per le scelte da attuare nello studio degli autori (quello lo supero con un po' di senso critico e molta umiltà - non puoi abbracciare tutto lo scibile ma fornire panoramiche e strumenti critici attraverso exempla), ciò che davvero mi sgomenta è il pessimismo e il disincanto dei miei alunni, i quali per lo più non sono disamorati verso lo studio, anzi ho avuto la fortuna di avere ottimi allievi per motivazioni, competenze, umanità. Quel che però manca loro è l'allegria, la gioia di progettare e di sperare, quella che io - giovane tra gli anni '80 e '90 - avevo e che riuscivo a proiettare nei miei studi e che mi ha molto aiutato nel mio percorso esistenziale. Mi misuro quotidianamente con questi problemi perché ritengo indispensabile capire chi sono e cosa pensano i ragazzi a cui parlo e ritengo altrettanto importante orientarli nell'attualità,far conoscere loro gli autori che trovano in libreria o recensiti sui giornali(è vero ciò che Lei dice: "non dobbiamo formare romanzieri o poeti", ma almeno lettori consapevoli, mi permetterei di aggiungere).Ma la narrativa post-moderna non aiuta, i giovani sono tratteggiati in maniera molto problematica (De Carlo, Brizzi, Ammaniti)alla loro negatività corrisponde spesso, molto spesso, quella dei libri che leggo e propongo, né mi piacciono le edulcorazioni edificanti troppo vicine alla censura. Anch'io, facendomi portavoce del post-moderno - alimento il senso di vuoto e di pessimissmo che aleggia sui miei alunni? O, invece, da questa negatività c'è da attendersi una palingenesi e quindi ha un senso anche la pars destruens della letteratura? Gabriella Gullotta
ggullotta Member
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 • Re: Letteratura e lettura:se un insegnante si fa portavoce del postmoderno, alimenta il senso di vuoto e di pessimismo che aleggia sui suoi alunni?

Inviata da slaporta il 2007-10-09 10:00
RISPONDE IL PROF. LUPERINI Non è detto che il postmoderno sia pessimista; anzi, direi che spesso non lo è stato, privilegiando invece, per dir così, un ilare nichilismo. Ma è vero che tutta la maggiore letteratura dal naturalismo a oggi (da Flaubert e Verga sino a Ph. Roth) tende a essere negativa. E tuttavia nella negatività può esserci la forza della denuncia, una radicalità preferibile alla melassa dei facili compromessi. La Tamaro può sembrare ottimista e Ph. Roth pessimista; ma è certo che s'impara più dal secondo che dalla prima. La letteratura conosce il mondo; e forse se la grande letteratura è pessimista (da Lepardi a Montale, da Flaubert a Kafka e a Roth) la colpa è del mondo, non della letteratura. Anche fra i giovani scrittori spesso la negatività rivela una forza vitale. Per esempio, prenda "Gomorra" di Saviano. Qui la denuncia della camorra è spietatatamente negativa, eppure è possibile solo perché l'autore è ancora capace di arrabbiarsi, è ancora animato da uno spirito civile, seppure non espresso direttamente "in positivo". Saviano non parla in nome di una utopia, ma, lui dice, dello "stomaco". Ma denunciare l'invivibilità pressuppone pur sempre la speranza di una vita migliore. Luperini
slaporta Member
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 • Re: Letteratura e lettura:se un insegnante si fa portavoce del postmoderno, alimenta il senso di vuoto e di pessimismo che aleggia sui suoi alunni?

Inviata da slaporta il 2007-10-12 15:36
Grazie ancora per avermi risposto così. Le sue parole sono confortanti, mi incoraggiano sulla strada dell''imparare ad insegnare' giorno per giorno e anno per anno e mi hanno ricordato Gramsci quando scrive: "Occorre violentemente attirare l'attenzione sul presente così com'è, se si vuole trasformarlo. Pessimismo dell'intelligenza, ottimismo della volontà". Questo si cerca di fare ma quello che però vorrei passasse nei ragazzi, anche attraverso la letteratura, è la voglia di agire e di re-agire a tutto quello che ci circonda. Ciò che mi appare debole o - a volte- inesistente è l'anello che congiunga la denuncia della negatività all'azione, è deprimente il vuoto delle ideologie e la ricerca di un pigro benessere, spesso fondato sul compromesso, sul "tiriamo a campare e poi si vedrà". Penso ci manchino non tanto i vati e i trascinatori di folle (quelli sotto mentite spoglie ci sono sempre), ma gli elzeviri graffianti di Pasolini o i lucidi ragionamenti di Sciascia; c'è Tabucchi, ma scrive più spessso per l'estero che per i giornali italiani...Per il resto l'assordante bagarre televisiva, gli intellettuali d'avanspettacolo e poi i programmi intelligenti di Augias o Minoli relegati nelle fasce orarie più impensabili (per renderli innocui?). Insomma qui ci vorrebbe Kraus: "Chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia".
slaporta Member
Invia: 39

 • Re: Letteratura e lettura

Inviata da tderrico il 2008-06-21 16:42
Sono una neo-iscritta a questo forum di discussione. Insegno Italiano e Latino. Di fronte al crollo delle "cattedrali di idee" ritengo che sia inutile e ipocrita raccontare ai giovani che dio non è morto e che la ragione illuministica resiste ancora. Come giustamente osserva Jonas, dopo l'olocausto, Dio si è "abbassato", depotenziato, e ha perso i suoi connotati di onnipotenza; d'altra parte, la ragione si è ridotta a mera ragione strumentale, che assicura il progresso tecnologico, ma non contribuisce ad ampliare l'orizzonte di senso in un mondo spaesato. Ciò che la scuola può fare, credo con Galimberti, è aiutare i ragazzi a guardare in faccia il nichilismo, ad imparare a conoscersi e a capire che la vita è un'avventura fatta di ricerca continua. Non è importante approdare a impossibili risposte definitive; ciò che vale è la sfida all'inestricabile labirinto di dubbi che ogni uomo deve affrontare per riuscire a trovare sensi possibili - e non catecheticamente distribuiti da una tradizione impositiva - all'assurdità dell'esistenza. Forse è questo l'impegno della scuola contemporanea:insegnare agli studenti a leggere dentro la storia, a trovare nella letteratura di ogni tempo la dimensione del confronto, per imparare ad autoprogettarsi. Recuperare il "redi in te ipsum" per scoprire in sé la forza propulsiva verso un futuro che non può essere unidirezionale, è la nuova sfida per chi voglia vivere il proprio tempo.
tderrico Member
Invia: 7

 • Re: Letteratura e lettura:se un insegnante si fa portavoce del postmoderno, alimenta il senso di vuoto e di pessimismo che aleggia sui suoi alunni?

Inviata da derrico il 2008-06-27 13:01
E' certamente spaesante, dal mio punto di vista, per i giovani, strutturalmente proiettati verso il futuro, apprendere che dopo "il crepuscolo degli dei" sono tramontati i tradizionali e rassicuranti valori di riferimento (Dio, Patria, Famiglia, Ragione).
Concordo con Galimberti nel constatare con amarezza come il capitale sia divenuto il nuovo e unico generatore di valori, quelli dell'hic et nunc, spendibili subito sul mercato, in un'euforica immediatezza, che tuttavia non soddisfa la sete di significato e non amplia l'orizzonte di senso, inesistente, del resto, nella "terra desolata" in cui l'uomo naufraga, senza speranze d'approdo.
Ritengo pure, d'altra parte, che sia compito delle agenzie educative, in primis della scuola, insegnare ai ragazzi - pur senza mentire sull'irrimediabile "morte di Dio" - il fascino dell'avventura, della sfida al non senso e alla "insostenibile leggerezza dell'essere", del desiderio di imparare a porsi domande capaci di generare sempre nuovi interrogativi, affinché sia inesauribile la prospettiva della ricera.
Così, dalla ricerca nasceranno l'azione volta alla costruzione di senso e la re-azione ad un sistema mercificante e reificante, in cui la logica vincente è esclusivamente quella del profitto e dell'utile economico.
Soltanto il recupero dell'agostiniano "redi in te ipsum", reinterpretazione del socratico "conosci te stesso", consentirà sia la presa di distanza dall'assordante bagarre massmediologica sia l'unica vera rivoluzione possibile, quella culturale, grazie alla quale gli intellettuali potranno recuperare a pieno titolo la consapevolezza del loro mandato civile.
Occorre, però, cominciare ab imis fundamentis: dalla scuola, dalla volontà comune di rifondare il senso della funzione docente e dal recupero della capacità di far emozionare gli alunni, perché è dalla passione che nascono i cambiamenti!
derrico Member
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 • Re: Letteratura e lettura:se un insegnante si fa portavoce del postmoderno, alimenta il senso di vuoto e di pessimismo che aleggia sui suoi alunni?

Inviata da luperini il 2008-07-08 09:59

 Vorrei brevemente rispondere all'ultimo intervento. Credo che bisogna distinguere fra relativismo e nichilismo- Non si tratta affatto della stessa cosa. Il nichlista non crede ad alcun valore, il relativista crede alla relatività dei valori, ha un attegfgiamento antidogmatico ma ciò non gli impedisce di battersi per quei valori che, pur nella loro relatività, sente come importanti. Confondere relativismo e nichilismo è oggi di moda a causa soprattutto dei messaggi attuali della Chiesa; credo che invece vadano distinti con fermezza.

Luperini

luperini Member
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 • Re: Letteratura e lettura

Inviata da tderrico il 2009-03-21 18:52
Mi piacerebbe soffermarmi sulla prima parte del titolo di questa sezione di discussione: "Letteratura e lettura". Chi insegna Italiano ha la responsabilità di indicare letture e consigliare testi utili alla formazione culturale degli alunni. Considero imprescindibile, per chi voglia affronatre la vita in modo consapevole, la conoscenza dei grandi classici. Ma spesso mi si fa notare che non solo i "morti" possono contribuire alla crescita degli allievi: occorre fornire - a perere di diversi colleghi -anche un ampio panorama degli autori contemporanei, vivi e attivi. E se si fa riferimentonm a Saviano, nulla quaestio. Nel momento in cui però il ventaglio della eventuali proposte si allarga fino a comprendere Pulsatilla e P. Giordano, resto perplessa. Ho letto "La solitudine dei numeri primi". Anche Pavese in "La luna e i falò", per esempio, parla della solitudine di Anguilla, ma ci fa capire che si è soli rispetto a qualcosa, a qualcuno, alla storia, alla società, all'impossibilità di recuperare le proprie radici e, dunque, alla vanità di qualunque proiezione nel futuro. Quella dei due adolescenti, protagonisti del romanzo di Giordano, non è solitudne, a mio avviso: è, piuttosto, solipsismo, autoreferenzialità, egoarchia.
Consigliare un libro significa anche svelare una parte di sé, comunicare una scelta e, dunque, una visione del mondo, che non sempre i contemporanei rispecchiano.
tderrico Member
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