• Il PROGRAMMA DI LETTERATURA ITALIANA PER LA MATURITA': QUALI SCELTE ATTUARE?
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• Il PROGRAMMA DI LETTERATURA ITALIANA PER LA MATURITA': QUALI SCELTE ATTUARE?
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slaporta
il
2007-09-02 17:27
Gentile prof. Luperini le scrivo per sottoporle un quesito nel quale credo possano rispecchiarsi tanti insegnanti di lettere della scuola superiore. Quest’anno chi insegnerà nelle quinte classi si troverà di fronte alla solita annosa questione: dinanzi a un programma di letteratura italiana mastodontico, che va all’incirca dal Romanticismo al Neorealismo, e tenendo conto che tale percorso andrebbe naturalmente inserito nel più generale quadro della letteratura europea, il rischio è il solito: o trascorrere l’intero anno fermi sull’Ottocento senza toccare il Novecento e trattare a malapena Pirandello, o “volare”, sebbene con parecchia riluttanza, sull’Ottocento, per fare conoscere ai giovani la letteratura del secolo scorso e avvicinarli a temi e problemi della modernità. Ci potrebbe, in questo mare magnum di programma che ci tocca svolgere, indicare quali sono, a suo parere, gli autori e i testi ineludibili, evitando di risponderci, come istintivamente saremmo portati anche noi stessi a fare: “Quasi tutti.”?
Ci illumini sulla vexata quaestio, sperando di potere un giorno rispondere con cognizione a quella mia alunna che mi chiese. “Professoressa, noi studiamo gli scrittori del passato. Ma oggi chi scrive?!”
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slaporta
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• Re: Il PROGRAMMA DI LETTERATURA ITALIANA PER LA MATURITA': QUALI SCELTE ATTUARE?
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spiccinini
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2007-09-02 20:18
In attesa della risposta del prof. Luperini, mi permetto di osservare quanto segue.
1. I "programmi", in realtà, non esistono più e non sembra che esisteranno. Tutti i tentativi di riforma degli ultimi anni, infatti, hanno sempre ribadito il concetto che nella scuola dell'autonomia contano più le "indicazioni" (diciamo le competenze) che i contenuti. Tant'è vero che molti insegnanti anticipano ormai lo studio di Manzoni e Leopardi già al quarto anno e in quinto cominciano direttamente dal secondo Ottocento. Non è un caso se, ad esempio, quest'anno molti ragazzi hanno avuto difficoltà nella prima prova dell'esame di stato: non hanno studiato Dante in quinto. Infatti molti colleghi, negli anni scorsi avevano scelto di compendiare lo studio di Dante in due anni e dedicare maggiore spazio in quinto ai nuovi linguaggi, cinema innanzitutto. 2. Perché il prorgamma di Italiano deve essere inserito nel quadro della letteratura europea e non mondiale? Chi l'ha detto che è più importante conoscere Huysmans e non Tagore o Gao Xingjiang? (attiviamo un forum su questo?) 3. Ha ragione la collega quando osserva che il programma di Letteratura italiana è un mare magnum nel quale è facile perdersi e aggiungo che nei nostri manuali c'è anche poco. Mancano, ad esempio, per riprendere il discorso, dei cenni ai premi Nobel per la letteratura. Sono importanti? No? Certamente sono stati considerati (almeno dall'Accademia di Svezia) i più grandi scrittori del pianeta, eppure noi non li studiamo e non li facciamo conoscere ai ragazzi. 4. Il discorso sui nobel potrebbe essere esteso ad altri gruppi di scrittori normalmente ignorati dalle nostre antologie, ad esempio gli scrittori di best sellers o i romanzieri da cui il cinema ha tratto sceneggiature ... 5. E i nuovi linguaggi? 6. E Dante sul cui studio il Ministero ha stanziato due milioni di euro ? 7 (e chiudo, se no mi espellete dal forum per eccesso di logorrea). Perciò, secondo me, aveva ragione Papini quando in un intervento ormai lontano, osservava che la scuola italiana è malata, infatti obbliga i ragazzi a imparare a memoria una quantità enorme di contenuti, ma non insegna loro a ragionare. Noi possiamo stare a discutere su questo forum anche un paio d'anni sul canone delgi autori del quinto, ma niente conta più delle competenze cha si fanno crescere nei ragazzi (e su cui bisogna discutere) e nella capacità di renderli lettori autonomi. Il resto, se noi abbiamo fatto bene il nostro lavoro, avranno una vita per leggerlo. |
spiccinini
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• Re: Il PROGRAMMA DI LETTERATURA ITALIANA PER LA MATURITA': QUALI SCELTE ATTUARE?
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slaporta
il
2007-09-10 20:38
RISPONDE IL PROF. LUPERINI
Mi soffermerò non su quali autori studiare nell’anno dell’esame di stato, ma su come studiarli. Gli autori infatti sono scontati: spesso si è costretti a partire da Manzoni e Leopardi, altre volte, in casi più fortunati, è possibile muovere già da Verga. Ci si soffermerà poi soprattutto su alcuni classici, Kafka, Pirandello, Svevo nella narrativa, Baudelaire, Montale, Ungaretti nella poesia (preferibili a Pascoli, d’Annunzio, Quasimodo) per arrivare a includere alla fine anche Primo Levi, Fenoglio e Calvino fra i narratori, e magari Luzi o Sereni fra i poeti. In genere, comunque, a mio avviso, il criterio deve essere: è preferibile meno ma meglio.
Mi limiterò in questo caso alla narrativa e a come insegnarla, procedendo attraverso alcune indicazioni teoriche e alcuni suggerimenti pratici. Muovo dal presupposto che non è più possibile procedere storicisticamente e diacronicamente seguendo passo passo il disegno della storia letteraria. Si tratterà piuttosto di procedere per temi e generi letterari, cogliendo anzi l’intersecazione necessaria fra tema e genere (un genere ruota sempre intorno a una serie ristretta di temi che lo qualificano). Ciò consentirà tagli trasversali capaci di unire, per esempio, Manzoni-Verga-Pirandello- Kafka-Svevo-Levi-Fenoglio-Calvino. Occorrerà tuttavia non cadere in facili scorciatoie: il tema e il genere, se male interpretati, possono infatti favorire due tipologie di errore: possono consentire approcci pericolosamente destoricizzanti e possono far dimenticare la specificità letteraria (dunque, anche linguistica e stilistica) dei testi considerandone esclusivamente il contenuto. Per evitare questi errori la scelta del tema mi pare decisiva.
Propongo, utilizzando in chiave didattica un lavoro critico da me condotto sul romanzo europeo fra il 1820 e il 1920 (L’incontro e il caso, Laterza, 2007), di assumere il tema dell’incontro, perché questo non riguarda solo un contenuto, ma è, in un romanzo, un modo di articolare la trama, dunque è anche un modo di dare forma o struttura al romanzo. Si può studiare per esempio se l’incontro funziona da “turning point” della vicenda, e magari coincide con un momento di Spannung, o invece è inessenziale nella trama. Nei Promessi sposi l’incontro ha un fondamento strutturale decisivo: tutto il romanzo è organizzato infatti su scene di incontro, a partire già dal primo capitolo. Il dialogo, il conflitto, la lotta di parole, il duello, il confronto: don Abbondio e i bravi, fra Cristoforo e don Rodrigo, l’Innominato e Lucia, l’Innominato e il cardinal Borromeo ecc. I personaggi si influenzano, i rapporti di forza si modificano attraverso l’incontro, sino alla conversione dell’Innomimato attraverso Lucia (il vero momento di “turning point” della trama). L’incontro in Manzoni è una esperienza piena e reale, e comunque decisiva e drammatica, che pone in risalto la responsabilità etica dell’individuo. Questa è una caratteristica del romanzo dell’età romantica, e infatti si riscontra anche in Stendhal o in Balzac. Dopo la metà del secolo la situazione cambia, già a partire dall’Educazione sentimentale di Flaubert. L’incontro cessa di avere una funzione strutturante, drammatica e decisiva. La trama dei Malavoglia o di Mastro-don Gesualdo non è basata sull’incontro. Il destino dei personaggi non si risolve nei faccia a faccia, ma è scontato, dato a priori. Sarebbe interessante leggere il capitolo IV di Mastro-don Gesualdo: l’incontro con Diodata non muta il destino del protagonista. Semmai nella prima parte del capitolo sono interessanti anche alcuni incontri con personaggi anonimi (il contadino ammalato di malaria, il vecchio che porta i mannelli sulle spalle, lo scalpellinatore) che rivelano una nuova tipologia di incontro: in questi faccia a faccia, infatti, non succede nulla di importante né per il protagonista né per la trama (la differenza rispetto ai Promessi sposi, dunque, non potrebbe essere più rilevante), eppure essi comunicano un messaggio essenziale che batte sulla assurdità della vita dedicata alla roba. Si ha qui una prima anticipazione dell’incontro epifanico o dell’incontro-rivelazione che poi caratterizza molta narrativa del primo Novecento (Joyce e Pirandello soprattutto). Nello stesso tempo in Kafka l’incontro risulta impossibile o vuoto: non c’è più interscambio con l’altro, l’incontro cessa di essere una esperienza, diventa la verifica di una assenza (si veda, per esempio, il raccontino In galleria,molto complesso ma di non difficile fruizione scolastica). In Pirandello del Fu Mattia Pascal o di Quaderni di Serafino Gubbio operatore l’incontro è una epifania negativa: rivela la mancanza di senso; oppure è un “exemplum” che serve a dimostrare una verità astratta; in entrambi i casi rivela lo svuotamento dell’esperienza prodotto dall’industrializzazione e dalla conseguente “artificializzazione” della vita nel moderno. Si potrebbe far leggere Senilità di Svevo in questo prospettiva: il protagonista non ha mai un vero incontro con Angiolina, che rappresenta per lui una incomprensibile alterità. Fra i due non è mai possibile un vero interscambio. Insomma è cambiato in profondità, rispetto all’età romantica e all’esempio manzoniano, il rapporto io-altro.
E tuttavia in momenti rilevanti della storia europea (per esempio, la guerra e la Resistenza) l’incontro ritorna a ricoprire un ruolo importante, positivo e decisivo, per esempio in Primo Levi (soprattutto in La tregua, ma anche in Se questo è un uomo), in Fenoglio (si legga il racconto Gli inizi del partigiano Raoul) e nel primo Calvino, quello del Sentiero dei nidi di ragno. Anzi l’evoluzione di Calvino è interessante: a mano a mano che egli si allontana dalla Resistenza, l’incontro tende a rivelare non più un pieno esperienziale, ma un vuoto, non più una positività ma una negatività (in questa prospettiva si potrebbe leggere, per esempio, Palomar).
Ovviamente mi sono limitato a dare indicazioni generiche. L’insegnante dovrà selezionare nei libri sopra ricordati le scene d’incontro, antologizzarle, sottoporle alla lettura degli studenti. Le differenze fra i testi andranno ricondotte a ragioni sia stilistiche (con riferimento alla storia artistica di ogni autore) sia storiche (per esempio, il senso di impotenza di Verga e la epifania quasi leopardiana del nulla che sono espresse in Mastro-don Gesualdo rivelano una situazione storica molto diversa da quella assai più propositiva del mondo risorgimentale e romantico). Ma – mi pare - il tema dell’incontro si presta in modo particolare a raccontare la storia del rapporto fra scrittore e società nel corso dell’Ottocento e del Novecento.
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slaporta
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• Re: Il PROGRAMMA DI LETTERATURA ITALIANA PER LA MATURITA': QUALI SCELTE ATTUARE?
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Maria Allo
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2007-10-01 08:43
Condivido pienamente i dubbi e le perplessità espresse dalla collega Silvana, è vero, la vastità del patrimonio letterario italiano e la pluralità e l'ampiezza degli obiettivi e di conoscenza connessi con lo studio di esso impongono che si dia ordine e dimensione ai contenuti.Tra questi è indispensabile compiere delle scelte, le quali devono in ogni caso rispondere a criteri di importanza e di organicità e richiedono perciò la costruzione di percorsi di studio .Noi docenti,necessariamente, dobbiamo trovare spazi di libertà nell'organizzare il disegno complessivo, nel dosare le preferenze per temi e per generi e nell'individuare in dettaglio gli autori e i testi sui quali si fonda il progetto,come il prof.Luperini suggeriva.Tenendo,però conto che la nostra società,negli ultimi decenni ha conosciuto mutamenti profondi, lo studio della Letteratura dovrebbe educare alla comprensione del reale e alla complessità con un continuo esercizio interdisciplinare e interculturale.Si richiede perciò selezionare opere e autori all'interno del patrimonio mondiale e analizzarli in un'ottica attualizzante.
Risulterebbe,prof. Luperini, utile abituare sistematicamente i ragazzi,nel corso di tutto il percorso scolastico ,alla lettura integrale di opere significative finalizzate al traguardo finale, sia per renderli autonomi,sia per promuovere l'inventio ,abilità oggi trascurata nella scuola italiana? |
Maria Allo
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• Re: Il PROGRAMMA DI LETTERATURA ITALIANA PER LA MATURITA': QUALI SCELTE ATTUARE?
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slaporta
il
2007-10-01 21:24
RISPONDE IL PROF. LUPERINI
Abituare gli allievi alla lettura integrale delle opere è utile e opportuno. Solo così, come è ovvio, possono averne una idea complessiva. Il problema è che ciò è possibile solo con il romanzo moderno e, più raramente, con il dramma. A scuola è quasi impossibile leggere integralmente opere fondamentali come la Commedia dantesca o il Canzoniere di Petrarca o l'Orlando furioso o, persno, I Canti di Leopardi o La bufera e altro di Montale. Non riesco poi a capire del tutto perché la lettura integrale favorisca l'inventio e perché poi si debba incoraggiare gli studenti all'inventio stessa. L'inventio è l'invenzione letteraria, il suo contenuto tematico; ma lo scopo della scuola non è formare dei poeti o dei romanzieri ma cittadini sufficientemente colti.Da questo punto di vista l'obiezione di Manzoni al giovane Coen resta a mio avviso sostanzialmente valida. Sono pienamente d'accordo invece sull'attualizzazione e sul ricorso a metodi interdisciplinari. Confrontare il mondo d'oggi con i classici è l'unico modo produttivo per insegnare a leggerli.
Luperini
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slaporta
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