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Intellettuali, sonata per Narcisi

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20° articolo, 18 marzo 2004

di Nicola Piovani

Un fantasma si aggira per l’Italia di sinistra: il fantasma di Narciso. La vanità individualista un tempo era il peccato veniale della gente di spettacolo, e molto disturbava quando se ne vedevano segnali in qualche artista di valore – poeta, pittore, filosofo. Poi vengono gli indimenticabili anni ottanta, i neo-socialisti, i consulenti d’immagine, Milano da bere, Roma da magnà, l’orgia dei tv-talk-show, e anche il politico prende a misurarsi pesantemente con l’apparire in prima persona, con la cosiddetta visibilità, con le vestali del look. “Del resto – si cominciò a dire anche a sinistra – un tempo si facevano comizi nelle piazze più affollate. Oggi bisogna dire le proprie ragioni nelle trasmissioni di massimo ascolto, ancorché di basso profilo”. E allora d’accordo, allineiamoci con la tivvù e con tutto quel che segue: curare la faccia, l’inquadratura sorridente in primo piano, il color della cravatta, un filo d’abbronzatura; e anche il gusto di essere riconosciuti al bar – poco importa se l’anonimo che chiede l’autografo non ricorda bene a quale partito l’onorevole appartenga. E così, il virus di Narciso ha trovato il suo campo di cultura, è avanzato come una peronospera inarrestabile, risparmiandone pochi, veramente pochi. L’obiezione è risaputa: “Non facciamo del moralismo!”. E allora d’accordo, non facciamo i moralisti, vinca il più fotogenico, becchiamoci la politica del lifting theatre e gli onorevoli che cantano a Sanremo: in fondo può anche essere una prova di spirito leggero.

La faccenda però ci appare ben più molesta quando l’individualismo vanitoso attenta alla già pericolante ipotesi di unità della sinistra, o del centrosinistra, o dell’Ulivo, o comunque si vorrà chiamare l’alleanza incaricata di liberarci da questa parodia di centro-destra che ci sta asfissiando. Noi cittadini democratici, in nome dell’unità della coalizione, per liberarci di Bondi siamo disposti a sacrificarci, a non fare troppi distinguo, a evitare sottigliezze, a non sperderci in dettagli: del resto per sostenere l’Ulivo non sarà mica indispensabile essere ammiratori di Intini.

Pare che Hemingway bocciasse tutti quegli scrittori che iniziavano il periodo con la parola Io. Qualcuno dei nostri, in questi giorni ha detto una bella frase: “Diamoci del Noi!”, e appunto non serve stare a ricordare il nome di chi l’ha detta. Chi l’ha detta l’ha detta e ha fatto bene a dirla. Speriamo che non resti inascoltata, e che si plachi quello che Carmelo Bene chiamava il presepiuccio dell’Io, un presepio in cui un valente scrittore interviene dalle colonne dell’Unità, quotidiano fondato da Antonio Gramsci, nel dibattito sull’impegno dell’intellettuale e suggerisce: “Leggete la Mia opera omnia e la Sinistra sarà salva!”. Nello stesso presepio il pacifista Tizio minaccia di schiaffeggiare il pacifista Caio se si unisce al corteo di cui Tizio detiene il copyright. Un altro Tizio – di centrosinistra – mette il veto d’ingresso su Caio – di centrosinistra – e Caio si allea con Sempronio – di centrosinistra – contro Tizio. Segue seminario riformista dal titolo: Riformismo o Riformatorio?

Il narcisismo è un veleno che crea dipendenza a tutti noi, e coniugato col cinismo fa una miscela mortale. Un bel proverbio contadino diceva: “Apparire e non essere, è come filare e non tèssere”. Tanto candore può far sorridere i paladini dell’Era dell’immagine, e sorridano pure. Ma non si meraviglino poi se a vincere in Italia ancora una volta sarà il più cinico narcisista di tutti. Potremmo consolarci ricordando che nell’antico mito, Narciso, cercando di baciare se stesso, affogò per sempre. Speriamo!

«l’Unità», 18 marzo 2004

Gli articoli che hanno animato il dibattito su "l'Unità", sono stati raccolti da Franco Marchese e pubblicati nel sesto numero di “Quaderni di Allegoria”; il titolo del volume è “Intellettuali, letteratura e potere, oggi”, G.B. Palumbo Editore.

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Ultima modifica 2005-12-09 12:54

Dibattito

 
 
 
 
 
Gli articoli che hanno animato il dibattito su "l'Unità", sono stati raccolti da Franco Marchese e pubblicati nel sesto numero di “Quaderni di Allegoria”; il titolo del volume è “Intellettuali, letteratura e potere, oggi”, G.B. Palumbo Editore.
 
 
 
 
 
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perplessità sugli odierni concorsi letterari
A mio modesto parere credo sia scorretto almeno per i giovani illuderli con queste pagliacciate di concorsi. Penso il poeta nasca comunque, per bisogno interiore e non grazie all'ardore della competizione, alla voglia di vincere. (100)%
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A mio modesto parere credo sia scorretto almeno per i giovani illuderli con queste pagliacciate di concorsi. Penso il poeta nasca comunque, per bisogno interiore e non grazie all'ardore della competizione, alla voglia di vincere. (100)%
 
 

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