Bordo sinistro
Vai ai contenuti.
Strumenti personali

L’aria che tira fa male alla creatività

Document Actions
17° articolo, 10 marzo 2004

L’intellettuale italiano continua a tacere e nell’era di Berlusconi non si produce niente di perturbante

di Raffaele Simone

Non sono uno scrittore né un esperto di letteratura: gli unici miei titoli di affinità con quanti sono finora intervenuti nella discussione provocata da Romano Luperini stanno nel fatto che considero la letteratura e l’invenzione intellettuale tra i maggiori indicatori della speranza di futuro di un paese, e queste due cose mi stanno a cuore. Se mi spingo a dire la mia, quindi, lo faccio per il timore, che è stato suscitato in me da più di uno degli interventi, che il dibattito si intristisca in una disputa tribale: critici contro scrittori, universitari contro non-universitari, integrati contro intellettuali off. Sarebbe un peccato, oltreché una mesta dimostrazione che il declino a cui Luperini allude è più ampio di quanto lui stesso descriva.

Secondo me, il tema lanciato da Luperini non è stato raccolto a dovere dai suoi interlocutori, che mi paiono spinti quasi tutti da un furor di cui non conosco l’origine. Provo quindi a guardare le cose dall’esterno. Mi pare che Luperini abbia proposto due temi: anzitutto, che gli intellettuali italiani stanno battendo in ritirata rispetto al pulsare (anche patologico) del mondo esterno (i modi del potere, le inquietudini della popolazione, l’impoverimento generale, la sfiducia dei giovani, la sfrontata teorizzazione dell’esser ricchi...); e poi che la qualità dell’invenzione (specialmente letteraria e artistica, quella che i francesi chiamano la création) è andata inesorabilmente deperendo negli ultimi anni. I due temi non sono logicamente saldati: ma la loro somma dà un totale preoccupante, soprattutto se la prendiamo come indicatore della vitalità dell’intelligenza del paese che chiamiamo ancora Italia.

Il dibattito ha però subito sviato, trasformandosi in disputa di parrocchia e di provincia, assai malinconica agli occhi di un outsider come io sono. Credo invece che bisogni fare ogni sforzo per riportarlo a un livello più globale, che lo renda utile per capire che cosa succede oggi all’Intelligenza Italiana (con tanto di maiuscole). Per far questo, occorre dargli una cornice che sia comparativa e che non si limiti alla letteratura e alle arti.

Secondo me la cornice si costruisce elaborando tre giudizi: primo, gli intellettuali stanno arretrando rispetto alla realtà del paese; secondo, il livello generale della creazione artistica e dell’innovazione intellettuale in generale si è abbassato e si abbassa ancora; terzo, questi fenomeni sono, se non originati, certo favoriti dall’aria del tempo, dall’esecrabile Zeitgeist che spira in questo paese... Provo ad argomentare questi tre passi.

Primo. Il tradimento degli intellettuali. L’E. B. (Era Berlusconi) ha portato allo scoperto un’antica vocazione dei nostri intellettuali, che è quella a fare opposizione solo quando quest’attività non sia troppo rischiosa o impegnativa, e, se occorre, a tradire. Certo, l’intellettuale non è un leone né è tenuto ad esserlo, ma non è neanche obbligato a fare come il borghese di cui parla Balzac, che «si appiattisce sempre di più sotto la suola che lo sta schiacciando». Se si tolgono pochi casi numerati, il poco di opposizione che si fa in Italia non proviene certo da intellettuali (universitari o no), ma da alcuni giornali (come l’Unità) e da non troppi politici. In tempi duri (come questi), l’intellettuale italiano, come il poeta di Yehoshua, «continua a tacere».

Secondo. Il declino della création. Di questo tema parlo solo dall’esterno (da lettore e spettatore di prodotti d’arte e d’intelligenza), ma mi pare che l’amara analisi di Luperini sia perfettamente giusta. L’invenzione italiana nelle arti più diverse dice poco dell’Italia e degli italiani di oggi, e per giunta è di basso livello globale. Anche questo non mi pare un fatto nuovo, ma nell’E. B. si è drammaticamente accentuato: la paura e la censura sconsigliano di darsi troppo da fare. Se cercate nella letteratura o nel cinema italiani una messa in scena convincente (anche solo indiretta) e magari ben fatta di fenomeni capitali della storia recente (il terrorismo, il golpismo, la corruzione, la devastazione del paesaggio, la speculazione edilizia, la bruttezza delle città, le inquietudini sociali, l’immigrazione, l’asfissia da media, la crisi dell’industria, la stupidità aleggiante sul paese, la disfunzione generale, la globalizzazione – insomma «il declino d’Italia»), troverete poca roba, per lo più minimalista e fatta in casa. Non basta appellarsi ai grandi film di Francesco Rosi per dire che il cinema italiano si è occupato di mafia o di speculazione edilizia; la letteratura è rimasta ancora più indietro. In fondo, uno dei pochi meriti della Meglio gioventù (che a me è sembrato un’opera piuttosto modesta) è quello di offrire, a chi avesse perduto tutti i passaggi essenziali della storia italiana recente, una specie di enciclopedia sommaria di quegli anni (ci mancano solo, se non sbaglio, i cattolici di sinistra e lo strutturalismo).

Questo fenomeno, chiarissimo già agli italiani, diventa ancora più netto agli occhi degli stranieri che amano, malgrado tutto, questo paese: a loro è difficile spiegare come mai l’Italia non produce più (quasi) niente d’interessante, d’importante, di perturbante…

Terzo. Lo Zeitgeist. Se sono veri i primi due passaggi, bisogna domandarsi come mai le cose vadano proprio così: io credo che il declino segnalato da Luperini sia dovuto in parte notevole a un vizio inveterato, ben conosciuto, della nostra création, una sorta di disturbo congenito, che la globalizzazione ha accentuato: un’asfissia creativa, che impedisce il vasto respiro e rende difficile ancorarsi al mondo esterno. Ma la più gran parte della responsabilità sta nell’ambiente circostante: intendo dire nel profondo, intestino, inveterato anti-intellettualismo della nostra società, che sottrae all’attività intellettuale avanzata il suo terreno e i suoi enzimi.

Ora, questo movente è stato captato e amplificato a dismisura dalla destra berlusconiano-leghista, che ne ha fatto uno dei suoi cavalli di battaglia e lo applica in tutti gli ambiti possibili. Borges ha scritto che sotto le dittature fiorisce la metafora; non aveva previsto la «tirannide mediatica», sotto la quale fioriscono quasi solo le volgarità, la stupidità e le ingiurie. Non è solo il romanzo italiano, cari amici, che è in difficoltà: la tempesta anti-intellettuale sta sconquassando la scuola, l’università, la ricerca, l’editoria, il cinema, il teatro, la musica, i media, la televisione, la pubblicità, insomma tutto ciò che abbia che fare con l’intelligenza e la sua coltivazione. Perché? Semplice: intelligenza significa giudizio, e giudizio significa critica. Nulla di più pericoloso, per un potere sordo e cieco alle esigenze del paese.

Del resto, l’Italia non è sola in questa tormenta. In Francia, qualche settimana fa, si è scatenata un’amplissima protesta (avviata, pensate, dalla rivista di musica e televisione Les Inrockuptibles e ripresa poi da varie testate) contro «la guerre à l’intelligence» o «le nouvel anti-intellectualisme d’Etat» che il governo Raffarin sta fomentando su tutti i fronti. Questa compagnia ci conforta, ma ci fa anche capire la differenza: in Francia decine di migliaia di persone, illustri e no, si muovono in difesa dell’Intelligenza Francese; in Italia sfrigola stizzosa e marginale la disputa tra gruppi e sottogruppi.

È la destra, bellezza, che frena la création. Cerchiamo di fare qualcosa, piuttosto che dissiparci in dispute di parrocchia.

«l’Unità», 10 marzo 2004

Gli articoli che hanno animato il dibattito su "l'Unità", sono stati raccolti da Franco Marchese e pubblicati nel sesto numero di “Quaderni di Allegoria”; il titolo del volume è “Intellettuali, letteratura e potere, oggi”, G.B. Palumbo Editore.

Creato da administrator
Ultima modifica 2005-12-09 12:52

Dibattito

 
 
 
 
 
Gli articoli che hanno animato il dibattito su "l'Unità", sono stati raccolti da Franco Marchese e pubblicati nel sesto numero di “Quaderni di Allegoria”; il titolo del volume è “Intellettuali, letteratura e potere, oggi”, G.B. Palumbo Editore.
 
 
 
 
 
Poll
perplessità sugli odierni concorsi letterari
A mio modesto parere credo sia scorretto almeno per i giovani illuderli con queste pagliacciate di concorsi. Penso il poeta nasca comunque, per bisogno interiore e non grazie all'ardore della competizione, alla voglia di vincere. (100)%
Fatti riconoscere
Poll
perplessità sugli odierni concorsi letterari
A mio modesto parere credo sia scorretto almeno per i giovani illuderli con queste pagliacciate di concorsi. Penso il poeta nasca comunque, per bisogno interiore e non grazie all'ardore della competizione, alla voglia di vincere. (100)%
 
 

Bordo destro