Intellettuali "invisibili" o vista corta
di Antonio Moresco
Sono ormai settimane che leggiamo quasi quotidianamente su giornali e riviste interventi e articoli che hanno come unico e generico contenuto il seguente assioma: in Italia non c’è più niente.
Nessuno scrittore, nessun critico, nessun "intellettuale"... A chi osa sostenere il contrario si ribatte che pratica l’intimidazione e l’insulto o che è preda del proprio inguaribile delirio narcisistico autopubblicitario (Lello Voce a Carla Benedetti e ad Aldo Busi su l'Unità). Come se si pretendesse di fare un processo negando la parola agli accusati. Come se si dicesse (mentre si guarda ostentatamente da un’altra parte) che in Piazza dei Miracoli a Pisa non esiste la Torre, e la Torre - potendo parlare - non potesse nemmeno ribattere: "Guardate che io ci sono!".
Perciò voglio sottrarmi da subito a questo gioco truccato e a questo galateo facendo degli esempi concreti e parlando anche di me stesso e del mio lavoro.
Tutto pensiero debole, scrittori deboli, lingua debole... sentenzia Lello Voce. Bene. Sono decenni, prima come scrittore a lungo inedito e sotterraneo poi come scrittore edito, che mi batto contro tutto questo. Una battaglia che si è configurata in termini artistici e di pensiero anche in numerosi libri pubblicati da editori del tutto visibili (Bollati Boringhieri, Feltrinelli, Rizzoli) e che ciascuno, se lo vuole, può leggere. Alcuni di questi libri prendono di petto anche tutto questo (Lettere a nessuno, Il vulcano, L’invasione), altri, altrettanto interni alla stessa onda, si spingono anche in zone di distruzione-costruzione e prefigurazione (Gli esordi, Canti del Caos). Non esistono? E tutto pensiero debole, lingua debole?
Altro esempio. Carla Benedetti ha pubblicato, negli ultimi anni, alcuni libri assolutamente nevralgici su questi temi (Pasolini contro Calvino, L’ombra lunga dell’autore, Il tradimento dei critici), anche questi pubblicati da editori assolutamente visibili, ma con i quali la cosiddetta intellighentia del nostro paese - accademica e no - ha sempre evitato di fare i conti preferendo le vie del facile sarcasmo e dell’offesa personale, quando non quelle dei tribunali. Non esistono?
Ma ci sono numerose altre persone (oltre a chi - come Aldo Busi - è già intervenuto sulle pagine dell’ Unità). Come Tiziano Scarpa, che ha pubblicato un libro (Cos’è questo fracasso?) che prende posizione direttamente e senza peli sulla lingua su tutto questo, e interviene su giornali e riviste e anche in rete con intelligenza, anticonformismo e coraggio e che ha pubblicato altri libri che si muovono verso direzioni diverse, fino all’ultimo, sorprendente Kamikaze d’Occidente. Non esiste?
E anche molti altri scrittori si muovono (ciascuno a suo modo e con la sua personale sensibilità) in una direzione diversa da quella delle frettolose condanne che vengono continuamente ospitate su giornali e riviste. E ci sono giornalisti coraggiosi, ci sono voci che vengono fuori qua e là dalle zone più impensabili, ci sono libri collettivi (come Scrivere sul fronte occidentale, che raccoglie gli interventi di scrittori, critici, poeti, registi e altri all’indomani dell’undici settembre). E siti collettivi come Nazione Indiana, di cui fanno parte Dario Voltolini, Carla Benedetti, Tiziano Scarpa, Helena Janeczek, Renzo Martinelli, Giovanni Davide Maderna, Benedetta Centovalli, Raul Montanari, Aldo Nove, Andrea Inglese e molti altri. E i libri e il lavoro in rete generoso, ardimentoso e instancabile di Giuseppe Genna (Miserabili), quello di Valerio Evangelisti (Carmilla) e di molti altri che hanno aperto uno spazio ulteriore e diverso nell’immaginario di questi anni. Non esistono?
In realtà ciò che non si vuole vedere (o si cerca di azzerare) è proprio il fatto che si sta creando in questi anni, proprio in questi anni, uno smottamento profondo. Le pagine culturali di giornali e riviste, tranne poche eccezioni, non se ne rendono conto o cercano di difendere l’esistente in vario modo. Sono talmente chiuse, arroccate e dominate da logiche istituzionali e di casta e da piccole e grandi lobby che è dovuto nascere addirittura un altro medium (in questo caso la rete) perché si potesse finalmente vedere un paesaggio diverso. Non sto dicendo che là è tutto nero e qui è tutto rosa, che qui c’è il paradiso. Ma qui perlomeno i filtri vengono scavalcati, qualcosa passa, tutto è di nuovo in gioco, si può respirare. Certo, la situazione è tragica, e lo è ancora di più se usciamo dalle logiche ideologico-politiche antropocentriche che si sono mangiate tutto e non ci fanno vedere la vera emergenza, che è ormai quella di specie. Ma almeno si ha l’impressione che qualcosa possa aprirsi di nuovo nella cappa soffocante di questi anni, che non è solo quella del potere politico istituzionale. Mentre dalle pagine di giornali e riviste figure di vario tipo, prese dentro un giro di frustrazione e identificazione con l’aggressore, pare ormai riescano solo a dirci che tutto è morto, forse nella speranza che così non si veda che lo sono loro.
All’Unità vorrei dire che non basta ripetere che Berlusconi è una vergogna e un disonore per il nostro paese (cosa su cui sono assolutamente d’accordo) e vivere su questa rendita di posizione, quando, in altri ma non estranei campi, passano poi le stesse logiche e le stesse semplificazioni e astrazioni. La tragedia è che non c’è solo Berlusconi (che già sarebbe abbastanza!). C’è anche tutto il resto. Ci sono gli sciocchini protervi, i superficiali, gli ometti, c’è quello che resta dei piccoli poteri ramificati delle cosiddette Avanguardie, che hanno sempre cercato di rendere la vita difficile agli scrittori nel nostro paese, ci sono le piccole e grandi baronìe che attraversano da parte a parte tutto il quadro politico, accademico e culturale, le cricche di piccolo potere ma di grande frustrazione e rancore che prosperano anche a sinistra sotto gli occhi di tutti e sono spesso la nervatura di giornali e riviste che pure, in altri campi, conducono una difficile e coraggiosa opera di opposizione in tempi tanto plumbei e difficili. Piccoli gruppi e congreghe che occupano tenacemente piccoli spazi di potere gregario e praticano l’inclusione e l’esclusione, quando non il lavoro sporco per conto di qualche padrino e il linciaggio. Vecchi intellettuali chierici incattiviti e frustrati che, non potendo più maneggiare precedenti ideologie, maneggiano quelle nuove e terminali variamente riciclate e addobbate. È il solito personale intellettuale, erede dei letterati allevati nelle corti e abituati a fare i servi di grandi e piccoli principi e ora in vario modo collusi con i nuovi poteri e le nuove industrie della normalizzazione e dell’intrattenimento, vecchi marpioni e piccoli guardaspalle abituati al gioco della doppia verità e con i piedi in dieci scarpe, gli stessi che già erano stati individuati con lucidità da Leopardi, Pisacane, Gobetti... Non c’è solo Berlusconi. Quando non ci sarà più Berlusconi (speriamo presto) ci sarà ancora una grande e disperata battaglia da fare e un grande sogno da mettere al mondo.
Credo che, nei prossimi anni, questo scontro (perché di questo si tratta) si inasprirà ancora di più, si radicalizzerà. Perché la fenditura che si è aperta è ancora piccola, poco visibile, ma verticale, profonda, e forse non la si potrà più giocare e imbrigliare dentro logiche generazionali e di target poetico o altro, non si potrà continuare a invisibilizzare e ostracizzare a lungo tutta questa incontrollabilità e questa disobbedienza.
28/02/2004
dal sito: l'Unità
Gli articoli che hanno animato il dibattito su "l'Unità", sono stati raccolti da Franco Marchese e pubblicati nel sesto numero di “Quaderni di Allegoria”; il titolo del volume è “Intellettuali, letteratura e potere, oggi”, G.B. Palumbo Editore.