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"Intellettuali, non una voce": ci voleva il punto interrogativo

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5° articolo, 21 febbraio 2004

di Carla Benedetti

Caro Direttore,

tre giorni fa l’Unità ha ospitato in prima pagina un articolo di Romano Luperini dal titolo Intellettuali, non una voce.

Alla persona che l’ha scritto mi sento solo di dire: "Si vergogni!".

Si vergogni prima di tutto della sua ignoranza, perché è evidente che di ciò che accade in Italia in questo momento colui che scrive quelle righe non sa nulla. O, se ne sa qualcosa, lo ignora volutamente, avendo già deciso che non può esserci più nulla, che non deve più esserci nulla. I suoi occhi e le sue orecchie sono già state turate per partito preso (un brutto partito! quello della paralisi e della chiusura preventiva!).

Si vergogni della non generosità che dimostra nei confronti delle voci che in questo momento, e da molte parti, stanno lottando per ricostruire luoghi di espressione e di discussione, voci che non sono certo piene di ottimismo, eppure sono mosse da un bisogno fortissimo di verità, un bisogno disperato di dibattito vero, da strappare o da reinventare, laddove è possibile, in rete se non nei giornali, nei blog, nelle riviste di poca diffusione, nei libri singoli o collettivi (quelli di cui magari i giornali non parlano), nei centri sociali, nei teatri, nelle aule universitarie, per strada.

Si vergogni della superficialità del suo lamento senile (non dico anagraficamente senile, ma spiritualmente tale). Non ci sono più intellettuali? Non ci sono più scrittori degni di questo nome? Non ci sono più registi? Non c’è più dibattito? Non c’è più nulla di nulla? Mancava solo che dicesse "non ci sono più le stagioni"! (La lista di ciò che non c’è più si è poi allungata nelle risposte che quell’articolo ha innescato. Roberto Cotroneo su l’Unità dell’altro ieri ha aggiunto che oggi non ci sono più nemmeno i critici capaci di mettersi in gioco, o di occuparsi della contemporaneità). Si vergogni Luperini , di voler contagiare il mondo, compresi i più giovani, con questo suo senso di morte e di rassegnazione, con il suo lamento menzognero, di fatto protervo e reazionario! A chi ha scritto quell’articolo io non ho da dire altro.

Invece a lei, caro direttore, vorrei chiedere perché proprio l’Unità, giornale non solo di opposizione ma anche di resistenza, impegnato in questi anni drammatici e pieni di lacerazioni in una battaglia di verità, impegnato nella ricostruzione politica, culturale e spirituale del nostro paese, un giornale che ospita generosamente anche le voci dei cosiddetti «intellettuali», anche quelle critiche che troverebbero difficilmente spazio altrove, nei vuoti salotti mediatici in cui le idee non contano, anzi sono considerate nocive, come è possibile che proprio questo giornale titoli in prima pagina "INTELLETTUALI, NON UNA VOCE". Almeno potevate mettere un punto interrogativo!

Perché persino in questo giornale che sta di fatto costruendo uno spazio aperto di discussione e di dibattito politico e culturale, ci si trova a leggere che in Italia "non c’è più dibattito politico e culturale"? Lasci che siano le altre testate a riciclare queste polemiche sul vuoto, queste finte analisi, grossolanamente statistiche, e già fino alla nausea ripetute! Lasci ad altri giornali il compito di gettare acqua sul fuoco delle energie critiche che ancora nascono e lottano per esprimersi nel nostro paese!

21/02/2004

dal sito: l'Unità

Gli articoli che hanno animato il dibattito su "l'Unità", sono stati raccolti da Franco Marchese e pubblicati nel sesto numero di “Quaderni di Allegoria”; il titolo del volume è “Intellettuali, letteratura e potere, oggi”, G.B. Palumbo Editore.

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Ultima modifica 2006-05-25 09:27

Dibattito

 
 
 
 
 
Gli articoli che hanno animato il dibattito su "l'Unità", sono stati raccolti da Franco Marchese e pubblicati nel sesto numero di “Quaderni di Allegoria”; il titolo del volume è “Intellettuali, letteratura e potere, oggi”, G.B. Palumbo Editore.
 
 
 
 
 
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perplessità sugli odierni concorsi letterari
A mio modesto parere credo sia scorretto almeno per i giovani illuderli con queste pagliacciate di concorsi. Penso il poeta nasca comunque, per bisogno interiore e non grazie all'ardore della competizione, alla voglia di vincere. (100)%
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A mio modesto parere credo sia scorretto almeno per i giovani illuderli con queste pagliacciate di concorsi. Penso il poeta nasca comunque, per bisogno interiore e non grazie all'ardore della competizione, alla voglia di vincere. (100)%
 
 

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