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Una questione non personale

di Romano Luperini

        Mi hanno colpito quanti sono intervenuti sulla mia nota Un killer piccolo piccolo per dire che non bisognava replicare a un killer davvero piccolo piccolo. Se la questione fosse solo personale, avrebbero pienamente ragione. In effetti, dopo il primo attacco di luglio, non avevo risposto pubblicamente (solo due righe in un “commento” di questo blog a proposito dei critici di Saviano). Invece questa volta ho voluto rispondere, e non solo sul blog, ma sulla stampa, dove comparirà una mia replica. Ho vinto le esitazioni (in effetti prodotte dagli stessi motivi che sensatamente Leti e altri accampano nei “commenti”) perché “Il giornale”, con il cambio di direttore e il successivo immediato attacco all’”Avvenire”, ha assunto un compito politico preciso all’interno di una precisa strategia, un compito che perciò va denunciato pubblicamente e pubblicamente combattuto (concordo dunque con il “commento” di Emanuela Annaloro).

        Il mio caso è solo una bazzecola; è un caso piccolo piccolo. Ma, pur nella sua insignificanza, non sarebbe stato possibile anche solo quindici anni fa, quando esisteva ancora una civiltà nel nostro paese (perché - si badi – prima che una questione di destra o di sinistra, siamo davanti a una questione elementare di civiltà, di correttezza professionale, di rispetto civico). Se non reagiamo a partire anche dalle piccole cose, rischiamo ormai di abituarci al peggio. Il peggio (il razzismo diventato mentalità comune, l’aggressione squadristica, la caccia al gay e ai nomadi ecc.) è diventato infatti normale. Sta accadendo qualcosa che era impensabile sino a poco tempo fa (e che è impensabile anche oggi per un cittadino di un altro paese dell’Europa occidentale).Voglio dire che il pestaggio a mezzo stampa è uno dei sintomi di una malattia che per troppo tempo ci ha fatto solo sorridere con un’aria di sterile superiorità. Sembrava sbagliato sporcarsi le mani, inelegante abbassarsi a certi livelli; ci si limitava a sorridere e a scuotere la testa; e intanto loro, i killer, andavano avanti, inquinavano le radici dello stato di diritto, lucravano e corrompevano, e soprattutto, grazie anche al nostro silenzio, imponevano il loro “senso comune”, conquistavano, avrebbe detto Gramsci, l’egemonia. Ottenuta la quale, sono passati ora alla violenza aperta della manganellature via video o carta stampata, dei ricatti ai giornalisti, delle minacce aperte, delle carriere impedite o troncate. Così ci siamo trovati di colpo a vivere in un paese a democrazia controllata. Se non vogliamo domani finire bastonati in casa nostra sotto gli occhi dei nostri figli, bisogna smettere di scuotere la testa e di sorridere. Questa – questa del killer piccolo piccolo – è l’Italia di oggi (o buona parte dell’Italia di oggi); con questa bisogna fare i conti.

Romano Luperini

Posted by luperini on 2009-10-26 10:18

Un questione non personale, cioè politica

Inviato da leti il 2009-11-27 16:06
Dopo aver letto, ho trovato il tempo per farlo solo ora, questo tuo post e gli altri successivi, mi rendo conto che avevi ragione tu, Romano caro. Forse bisognerebbe smettere tutti di avere questo atteggiamento un pò snob e servirebbe, davvero, sporcarsi le mani. Quanto scrivi è così autentico da farmi quasi sorridere. Hai ragione tu, la questione non era e non è personale, semmai, proprio per questo è politica. Abbiamo, tutti (e se non tutti, almeno molti) riso per anni delle dichiarazioni delle Lega e ora razzismo e omofobia sono quasi normali. Abbiamo sottovalutato il ruolo culturale e politico di Berlusconi e del berlusconismo. Ci si abitua a tutto. L'Italia soprattutto si abitua a tutto. E' vero, non è una questione di destra o sinistra, ma di coerenza e di logica. Di dignità. Oggi mi è arrivata una lettera che si apriva con questa citazione "Un giorno sarà indetta una guerra e nessuno si presenterà" (Carl August Sandburg). Un giorno, forse. Ma per il momento è bene tenere alta la guardia e saper essere, ancora una volta, partigiani. Un sorriso
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perplessità sugli odierni concorsi letterari
A mio modesto parere credo sia scorretto almeno per i giovani illuderli con queste pagliacciate di concorsi. Penso il poeta nasca comunque, per bisogno interiore e non grazie all'ardore della competizione, alla voglia di vincere. (100)%
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