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Diario in pubblico: Un killer piccolo piccolo

di Romano Luperini

        Sul quotidiano “Libero” del 21.07.09 è uscito un virulento articolo contro di me a proposito del mio pezzo sui critici di Saviano, pubblicato sul “Corriere della sera” e in versione più ampia anche sull’”Immaginazione”. Lo stile è fascista. L’autore è Massimiliano Parente che gentilmente mi accusa di essere uno zombie. Ma passi l’attacco ai critici di sinistra in quanto zombi. Il punto è che questo signore non ha capito nulla del mio articolo, o meglio ha capito esattamente il contrario di quello che io avevo scritto. La sua capacità di comprensione, si direbbe se si fosse alle scuole elementari, è praticamente zero. Io per esempio avevo scritto che i critici di Saviano sono degli antiberlusconiani che si comportano nei confronti di Berlusconi come i letterati antifascisti o afascisti degli anni trenta si comportavano nei confronti di Mussolini. Il povero Parente, a sentire nominare Berlusconi, scatta in un meccanismo automatico di difesa (è il sintomo del cane di Pavlov) e capisce quanto segue: «Chi dovesse sollevare una critica di natura letteraria al romanzo di Roberto Saviano è un berlusconiano» e coraggiosamente ribatte: «Non mi pare che nessun berlusconiano abbia criticato Gomorra».

        Parente ha dunque una impareggiabile capacità di prendere fischi per fiaschi. Non contento, su “Libero” del 6 ottobre torna alla carica, prendendosela soprattutto con Umberto Eco ma, di nuovo, anche con il sottoscritto, in quanto – al solito - esponenti di una pertinace critica di sinistra. I suoi argomenti sono tali e di tale livello che verrebbe voglia di dirgli: Vada là, untorello, non sarà certo Lei a spiantare la critica e tanto meno quella di sinistra, che, anche se Lei non se n’è ancora accorto, si è autodissolta da sola già da qualche decennio. Semmai, perché mi accusa di essere, niente meno, che l’autore di «Leopardi progressivo» e di avere iscritto, con esso, Leopardi al PCI? Si dà il caso che quel libro sia stato pubblicato quando io ero alle scuole elementari e l’autore effettivo sia un certo Cesare Luporini che non è nemmeno mio lontano parente… Che lei voglia fare il Feltri della critica e manganellare chiunque possa dare ombra al capo dei capi, lo capisco. Ma è troppo chiederLe almeno un po’ di attrezzatura nel campo della comprensione logica e delle conoscenze letterarie?

Romano Luperini

Posted by luperini on 2009-10-13 15:38

Premi e bonus

Inviato da erminia il 2009-10-13 23:59
Solo dopo che si sono svelati gli altarini delle compagnie serali e notturne femminili pagate dal signor Berlusconi a botta di 1000 euro a sera (tavoli di due o tre o anche quattro ragazze), ho intuito che forse anche questi difensori accaniti (critici, ministri, parlamentari, giornalisti, portaborse, e via dicendo) forse ricevono buoni pasto per i loro interventi pubblici.

Non mi tornava il calcolo del motivo esatto per il quale tutti questi paladini gettano veleno in parlamento, ai vari talk show, ai comizi, digrignando i denti e sbavando come cani da guardia dell'altrui decoro (ovvero quello dell'unico loro padrone).

considerazione

Inviato da nina il 2009-10-14 16:10
Sono d’accordo su tutto con Romano, ma resto perplessa sull’utilità della risposta. La differenza intellettiva tra Parente e Luperini è abissale. Il primo pagherebbe oro per avere un poco di attenzione dal secondo. Non la merita, ovviamente, ma in questo modo, purtroppo, la ottiene. Rispondergli vuol dire ritenerlo degno di considerazione. Perché fargli questo favore?


PS: L’articolo in questione si trova sul giornale del 6 ottobre.

Denuciare il killeraggio

Inviato da annaloro il 2009-10-16 17:56
Attenzione. Luperini deve ribattere colpo su colpo. Tutti noi dobbiamo farlo. Nel nostro paese è in atto una deriva autoritaria in ogni settore della vita pubblica. Si è passati dall’adulazione del capo al linciaggio mediatico dei suoi nemici, dalla propaganda alla mistificazione sfrontata della verità, dallo strapotere personale all’assalto delle istituzioni. I segnali d’allarme per la nostra democrazia sono principalmente due: 1) stanno venendo meno i contrappesi democratici 2) l’opinione pubblica tende ad essere manipolata e guidata verso forme di complicità rassegnata.
Che stanno venendo giù i contrappesi democratici al potere di un solo uomo è sotto gli occhi di tutti: l’annichilimento delle opposizioni (anche con gravissime responsabilità delle stesse opposizioni), il controllo del parlamento, i ripetuti attacchi alla costituzione e, in ultimo, al capo dello stato e alla corte costituzionale testimoniano della deriva in atto. Che l’opinione pubblica è manipolata, poi, è altrettanto evidente. Anzi la battaglia più aspra si gioca proprio su questo terreno: i giornali e le televisioni di Berlusconi fanno le veci degli squadristi fascisti: zittiscono , minacciano, aggrediscono, linciano i nemici del loro capo. Per questo negli ultimi tempi abbiamo assistito ad una stretta sul controllo dei media (cambio di poltrone a Mediaset, linee editoriali guerrafondaie dei giornali di Berlusconi ecc..): in una democrazia debole come la nostra serve ancora il consenso formale degli elettori, anche se esso gli è sostanzialmente è estorto.
Tacere sdegnati di fronte a quel che accade sarebbe una forma di complicità. La stessa che i letterati italiani ebbero ai tempi del fascismo.

Emanuela Annaloro

il potere dell'ignoranza

Inviato da zorze il 2009-10-17 08:59
Premetto di non avere letto né l'articolo di Luperini sul "Corriere" né la replica di tal Parente su "Libero" e dunque mi attengo a quanto ne viene riferito. D'altra parte, che si confonda Luporini con Luperini è stato evidentemente un'anticipazione di quanto successo qualche sera fa a "Ballarò", quando la tetragona ineffabilità del ministro Sacconi continuava ad accusare lo storico Lucio Villari di esser stato e di esser comunista, nonostante le miti quanto divertite rimostranze dello storico: per l'ironia consueta a D'Alema ci voleva poco a sbugiardare il ministro avvertendolo del fatto di scambiare Lucio per Rosario Villari. E' l'ignoranza al potere: un pericolo enorme, sul quale tutti coloro che si occupano di scuola e università devono rilfettere con uno speciale senso di reponsabilità. Che l'ignoranza non solo vada "al", ma sia oggi "il" potere è il prodotto di un collasso culturale e sociale di proporzioni enormi. I fascismi si generano anche da collassi come questo, le cui responsabilità non stanno solo in chi ne approfitta, ma anche in coloro che oggi se ne stupiscono e indignano e per decenni non ne hanno avvertito l'insorgere.
Che uno scrittore giri con la scorta, che la letteratura abbia toccato i "fili" per cui si può morire conferma che la scrittura letteraria non ha visto tramontare la sua potenza sociale: per averne la "stupita" conferma non avremmo voluto constatarlo sulla pelle di Saviano. Ma lo stupore maggiore resta quello -non letterario- di una sostanziale incapacità di opposizione politica alla deriva autoritaria e antidemocratica cui stiamo assistendo, con i suoi pesanti e quasi incredibili aspetti sociali, etici, culturali.
Il luogo dell'opposizione, allora, è oggi principalmente il luogo di lavoro: è nel lavoro, è dentro il lavoro che oggi si fa opposizione, nella parola e nella prassi; e lì che ci si riconosce, che si fa gruppo, che ci si oppone e nel contempo si offre un'alternativa di pensiero e di azione, visibile, dimostrabile. E lì anche che si misura la propria capacità di rischiare e di "pagare" anche in prima persona, compreso il rischio di sentirsi ed essere soli. Perché invertire la "deriva" ormai è difficile e non è più possibile farlo solo accademicamente, occorre esser disposti a rischiare: proprio per evitare di ripetere gli errori di certi "anni '30" e di certa (non tutta) intellettualità antifascista dell'epoca. Scuola e università debbono ritornare ad essere luoghi di effettiva resistenza.
luca zorzenon

curricula e refettori

Inviato da erminia il 2009-10-19 11:17
Romano, non ti meravigliare: dovresti per un anno accademico fare esperienza dei curricula scolastici presso qualche liceo italiano e vedere come si svolgono i programmi e con quali libri di testo e come sono degenerate le atmosfere didattico-disciplinari negli istituti per capire come mai questo (giovane?)critico scambi Luporini per Luperini, autori del Novecento con quelli del Duemila, e osi accanirsi contro di te che hai contribuito alla storia della critica degli ultimi quaranta anni, collaborando con i grandi della nostra Italia (speriamo non gli ultimi).

A questi giovani critici, consiglierei di andarsi a vedere la scena del Salo' del matrimonio finto nel refettorio della villa e di porsi interrogativamente, (per se stesso, per la propria crescita intellettuale), dinanzi all'incitazione imperativa del gerarca fascista al giovane prigioniero-sposo: "Mangia! Mangia!" E poi verificare se si trattasse davvero di Nutella.

risposta

Inviato da nina il 2009-10-26 16:37
Caro Romano,
ho letto la tua replica "Non è una questione personale" e condivido totalmente le tue ragioni. La mia risposta era dovuta all´impossibilità da parte mia di concepire un qualsiasi "scontro" tra te e una persona tanto volgare come Parente. Riconsiderando tutta la vicenda devo darti ragione su tutto.
Nina

Ancora Parente

Inviato da CP il 2009-11-09 17:26
Massimiliano Parente continua sulle pagine del giornale la sua delirante battaglia personale contro i critici e gli editori(Teoria e pratica del bestseller/27 ottobre 2008). I primi sarebbero colpevoli di non leggere e non recensire i capolavori della letteratura contemporanea, i secondi di non pubblicarli. Il linguaggio usato è quello solito: triviale (non mancano le parolacce), violento, denigratorio. Le informazioni sono imprecise, distorte, inventate.
A dimostrazione della sua tesi Parente scrive : “dalla Francia, arriva un romanzo importante come Le benevole di Jonathan Littell, di cui in Francia si continua ancora a discutere, e i critici lo prendono meno seriamente dell’ultimo di Veltroni o Franceschini”. A parte il riferimento fuori luogo ai due politici, che sottintende la banale equazione: i critici cattivi recensiscono politici cattivi, il giornalista, al solito, appare poco informato. Nel n.58 di Allegoria troviamo ben sei articoli su Le benevole di Littel. La rivista non sembra rientrare nelle letture di Parente se l’avesse solo sfogliata si renderebbe conto che il n.55 dedica quattro articoli pure a Walter Siti, altro scrittore, che, secondo il giornalista sarebbe stato boicottato. Perché, del resto, un collaboratore del Giornale, che si occupa di libri, dovrebbe leggere riviste letterarie che sono gestite da volgari e pericolosi critici di sinistra il cui unico scopo sarebbe quello di distruggere la letteratura? La risposta è semplice e la fornisce lo stesso Parente, che lamenta: “Quando l’anno scorso è uscito per Bompiani il mio Contronatura, insieme a La macinatrice frutto di anni di lavoro, Edmondo Berselli su L’espresso scrisse un lungo articolo per dire «finalmente l’opera d’arte assoluta», lasciando ai critici il compito di sviscerarla, ma di critici non se n’è visto neppure mezzo”. Il punto è proprio questo nessuno, proprio nessuno, si è occupato dei suoi “capolavori”. Un tempo sui quotidiani esisteva la terza pagina dove gli addetti ai lavori elogiavano o stroncavano libri, e gli scrittori incassavano i colpi; oggi, siamo davanti alla desolazione piu’ completa: a scrittori e scrittorucoli è permesso di autorecensirsi, autoincensarsi e offendere chi non è d’accordo. Del resto se Berlusconi può affermare apertamente di essere il miglior politico degli ultimi 150 anni perché Parente, che scrive su uno dei suoi quotidiani, dovrebbe essere da meno?


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perplessità sugli odierni concorsi letterari
A mio modesto parere credo sia scorretto almeno per i giovani illuderli con queste pagliacciate di concorsi. Penso il poeta nasca comunque, per bisogno interiore e non grazie all'ardore della competizione, alla voglia di vincere. (100)%
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