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Plausi e botte: Giulio Ferroni

di Romano Luperini

        Ferroni pubblica contemporaneamente due libri diversi, ma con la stessa conclusione: La passion predominante. Perché la letteratura (Liguori) e Prima lezione di letteratura italiana (Laterza). Il primo è più autobiografico perché racconta anche, non senza autentica vena narrativa, la nascita della vocazione letteraria dell’autore; il secondo, che rientra in una serie voluta dall’editore per varie discipline, ha un taglio più saggistico e accademico. In entrambi la parte conclusiva assume come etichetta il titolo di un libro recente di Todorov, La letteratura in pericolo. Vi si dichiara che «l’insieme della attuale produzione letteraria italiana non sembra volersi far carico della radicalità» della situazione di nostri tempi: dello svuotarsi dell’esperienza, del declino della ragione e dell’umanesimo, della condizione di disgregazione della civiltà, della implosione della letteratura per eccesso indiscriminato della produzione, della inconsistenza della critica, della fine dello stile, del trionfo della letteratura di genere (noir e romanzo storico soprattutto). Occorrono, dice Ferroni, una ecologia della mente e una ecologia della letteratura; e occorre una scrittura «capace di prendere di petto il mondo» e di «svolgere una critica della parola e della realtà, commisurando entrambe ad una responsabilità e ad un destino». Concordo.

        Alcuni aspetti del discorso di Ferroni potrebbero essere corretti o ampliati (manca, per esempio, una dimensione sociale, economica e politica dell’analisi; e prevale una sorta di visione apocalittica di tipo umanistico-centrico); ma nella sostanza la sua proposta, espressa con meritoria nettezza, va raccolta. In Italia (ma non, per esempio, negli Stati Uniti) manca da troppo tempo una letteratura capace di prender di petto il mondo: per esempio, nella narrativa prevalgono l’indifferenza per lo stile, l’evasione del noir e del romanzo storico, la contemplazione del proprio ombelico e il trionfo del privato. Imperversano i ripiegamenti intimistici ed evasivi. Di fronte a questo andazzo non si può non ricordare che anche Francesco De Sanctis, dinanzi  alle mode del romanticismo languido imperanti alla sua epoca, indicò l’antidoto di Zola e la via del realismo.

Romano Luperini

Posted by luperini on 2009-08-24 11:50

la morte della letteratura

Inviato da Toniakap il 2009-11-25 19:31
sono solo una semplice studentessa iscritta alla facoltà di lettere all'università della calabria.Frequentando il laboratorio di italiano scritto avanzato,ho dedicato una breve tesina "all'insegnamento della letteratura nella scuola di oggi" sottolineando, al suo interno, il degrado delle lettere frutto di un insegnamento povero di contenuti critici che possano favorire la crescita culturale di ognuno di noi.siamo stati incolpati di appartenere a una generazione svampita,abbandonata a se stessa,menefreghista e disgustata da ogni interesse politico e sociale;impassibile generazione che non prova commozione leggendo dolci rime e che non conosce più la buona letteratura.Dopo essermi posta innumerevoli domande,meditato sulle possibili risposte,sento di poter affermare che il mondo intero è infettato dal virus della passività:il corpo docente si limita ad assolvere la sua professione non prendendo in conto le esigenze di scambio culturale che accrescano l'interesse e la serietà delle discipline di cui ci occupiamo.Ciò che mi fa ancor più rabbia è che noi studenti siamo numeri privi di un'anima,costretti a leggere giordano bruno dimentacandoci della letteratura di protesta:ma ci rendiamo conto o no che la maggior parte degli iscritti a lettere non ha mai trattato, o letto per conto proprio, un romanzo di sciascia,di pasolini,di moravia,di fortini o di tozzi?

la morte della letteratura

Inviato da Toniakap il 2009-11-25 19:48
sono solo una semplice studentessa iscritta alla facoltà di lettere all'università della calabria.Frequentando il laboratorio di italiano scritto avanzato,ho dedicato una breve tesina "all'insegnamento della letteratura nella scuola di oggi" sottolineando, al suo interno, il degrado delle lettere frutto di un insegnamento povero di contenuti critici che possano favorire la crescita culturale di ognuno di noi.siamo stati incolpati di appartenere a una generazione svampita,abbandonata a se stessa,menefreghista e disgustata da ogni interesse politico e sociale;impassibile generazione che non prova commozione leggendo dolci rime e che non conosce più la buona letteratura.Dopo essermi posta innumerevoli domande,meditato sulle possibili risposte,sento di poter affermare che il mondo intero è infettato dal virus della passività:il corpo docente si limita ad assolvere la sua professione non prendendo in conto le esigenze di scambio culturale che accrescano l'interesse e la serietà delle discipline di cui ci occupiamo.Ciò che mi fa ancor più rabbia è che noi studenti siamo numeri privi di un'anima,costretti a leggere giordano bruno dimentacandoci della letteratura di protesta:ma ci rendiamo conto o no che la maggior parte degli iscritti a lettere non ha mai trattato, o letto per conto proprio, un romanzo di sciascia,di pasolini,di moravia,di fortini o di tozzi?
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perplessità sugli odierni concorsi letterari
A mio modesto parere credo sia scorretto almeno per i giovani illuderli con queste pagliacciate di concorsi. Penso il poeta nasca comunque, per bisogno interiore e non grazie all'ardore della competizione, alla voglia di vincere. (100)%
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perplessità sugli odierni concorsi letterari
A mio modesto parere credo sia scorretto almeno per i giovani illuderli con queste pagliacciate di concorsi. Penso il poeta nasca comunque, per bisogno interiore e non grazie all'ardore della competizione, alla voglia di vincere. (100)%
 
 

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