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Risposta a Sanguineti

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Intellettuali italiani

di Romano Luperini

Sanguineti è uno dei pochi intellettuali (forse, anzi, è l’ultimo) che ancora è capace di interpretare il reale, e dunque anche la cronaca politica, con categorie sociali, economiche e filosofiche. Ha una cultura, insomma, che gli permette di leggere la vicenda politica e culturale del nostro paese (e non solo) e di tradurre poi tale lettura in prodotto letterario. Il mondo delle lotte sociali e anche quello degli affari e del capitalismo non gli è affatto estraneo, ma circola da sempre nelle sue opere.

Ho sempre apprezzato il suo rigore, e per molti versi l’ho sempre sentito assai vicino alla mia stessa ricerca. D’altronde nella sua intervista a “Liberazione” lui stesso sottolinea giustamente – e gliene sono grato - questa vicinanza.

C’è un momento, però, in cui tale rigore viene meno, e prevale invece – come accade spesso nei poeti – un atteggiamento narcisistico, e dunque non razionale. Ciò si vede chiaramente nei giudizi che Sanguineti dà su Pasolini, Fortini e Volponi, in cui chiaramente il suo discorso esce dai binari del ragionamento per inoltrarsi in quelli del risentimento. Sanguineti fa l’analisi del sangue ideologico ai tre scrittori, e trova elementi reazionari e cattolici in Pasolini, opportunismi pratici in Fortini, utopie riformistiche e olivettiane in Volponi. Credo, d’altronde, che nessun intellettuale resterebbe indenne se sottoposto agli schemi rigidi della coerenza marxista pretesa da Sanguineti. Ma il discorso che io facevo, e che anche Sanguineti faceva, era un altro: riguardava la capacità degli scrittori di disporre di categorie culturali, sociologiche, filosofiche in grado di interpretare la realtà sociale e politica del loro tempo. Ora è indubbio che, con tutti i loro limiti, la riflessione sul capitalismo è costante e ininterrotta in questi tre scrittori, che la lettura di Gramsci (ma anche di Marx) ha inciso su tutt’e tre, e che tutt’e tre non hanno cessato un attimo, nel corso della loro vita, di studiare i cambiamenti della società italiana, prendendo posizione costantemente critica sugli assetti del potere vigente. Questo è l’essenziale, mentre i dati ricordati da Sanguineti per denigrarli sono oggettivamente secondari e poco rilevanti al fine del discorso che abbiamo avviato.

Infine un’ultima cosa: fossi in Sanguineti, avrei maggior rispetto per scrittori come Fortini e Volponi che sono arrivati a individuare in Rifondazione Comunista e in altri schieramenti di sinistra radicale una forza alternativa al capitalismo e al riformismo socialdemocratico quando lui si aggirava ancora nei paraggi prima del PCI poi dei DS. In fondo Volponi era riformista e olivettiano all’inizio degli anni Sessanta quando Sanguineti era stalinista-maoista (e non vedo una enorme differenza a vantaggio di Sanguineti), ma poi soprattutto ha maturato un conseguente anticapitalismo ed è arrivato a Rifondazione Comunista venti o venticinque anni prima di Sanguineti. E questo qualcosa vorrà pur dire, no?

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Ultima modifica 2006-01-10 10:21

Dibattito

 
 
 
 
 
Gli articoli che hanno animato il dibattito su "l'Unità", sono stati raccolti da Franco Marchese e pubblicati nel sesto numero di “Quaderni di Allegoria”; il titolo del volume è “Intellettuali, letteratura e potere, oggi”, G.B. Palumbo Editore.
 
 
 
 
 
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perplessità sugli odierni concorsi letterari
A mio modesto parere credo sia scorretto almeno per i giovani illuderli con queste pagliacciate di concorsi. Penso il poeta nasca comunque, per bisogno interiore e non grazie all'ardore della competizione, alla voglia di vincere. (100)%
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perplessità sugli odierni concorsi letterari
A mio modesto parere credo sia scorretto almeno per i giovani illuderli con queste pagliacciate di concorsi. Penso il poeta nasca comunque, per bisogno interiore e non grazie all'ardore della competizione, alla voglia di vincere. (100)%
 
 

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